Psicologo, Psicoterapeuta1953
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Nel corso degli anni ho integrato e ampliato competenze acquisite nel lavoro come docente con l’esperienza professionale di psicologa e psicoterapeuta. L’attenzione alla fragilità, al dialogo, al confronto, alla ricerca di senso, la disponibilità all’ aiuto, l’importanza dell’ empatia, dell’ accoglienza, e della competenza professionale sono stati sempre, per me , valori centrali nella costruzione di relazioni orientate alla formazione o alla cura. Sono convinta che ognuno dovrebbe dedicare tempo alla propria crescita personale e alla propria evoluzione, in onore del dono che ci è stato fatto, ovvero la vita stessa e che esistono molte strade per sviluppare le nostre potenzialità. Parto dal presupposto che ogni individuo possiede proprie e innate capacità di espressione e di autoguarigione tuttavia ritengo che in alcuni momenti della vita caratterizzati da conflitti apparentemente irrisolvibili o quando appaiono sintomi dolorosi, schemi di comportamento rigidi e ripetitivi, blocchi che riducono la vita ad una serie di abitudini prive di vitalità, la relazione psicoterapeutica può aiutare a ripristinare l’equilibrio perduto ma ancora desiderato, riconnettendo la persona a quelle parti di Sé da cui si è allontanata che possono ricominciare a funzionare in modo naturale e armonico. In psicologia analitica questo processo di ampliamento di coscienza e di differenziazione che favorisce contemporaneamente l’adattamento e lo sviluppo della propria unicità viene definito con il termine individuazione, analogo al concetto orientale di illuminazione: diventare coscienti di ciò che si è. Mi piace considerare il lavoro psicoterapeutico analogo a quello del giardiniere: dissoda la terra, toglie i sassi e permette alla pianta di crescere. Ogni pianta ha in sé il codice genetico e l’energia per crescere. Così, come il giardiniere non potrà far nulla di più che permettere alla pianta di crescere, fiorire e poi dare i frutti che la natura ha stabilito, così il terapeuta deve fare con il paziente. Tramite l’analisi di storie personali, di vicende collettive condivise, di sogni, di immagini emergenti si potrà costruire insieme un modo di pensare capace di sostenere le contraddizioni, riconoscere schemi e muri come abitudini radicate di comportamento, modelli che diventano il nemico interno; si potrà imparare a tollerare l’ambiguità, la vulnerabilità e scoprire il significato della vergogna, della rabbia, della paura, fino a riconoscere ed accettare il desiderio e la trasformazione

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